tradimenti
Il Pelo della Vicina
20.10.2025 |
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"Allungai la mano e cominciai a palpare la morbidezza calda e vellutata delle sue natiche..."
Mi chiamo Sandro e ho quarant’anni. Ma la storia che vi racconterò è affondata nell'estate di vent'anni fa, quando ero un ragazzino di vent’anni, con il sangue che mi ribolliva in ogni vena.Ero in Toscana, nella villa dei miei, immerso nella calura assassina della Maremma. Accanto a noi, Eleonora B. Una donna. Aveva trentotto anni, una figura matura e voluttuosa che mi tormentava la mente. Era la moglie di un ricco e assente imprenditore, Lorenzo, e – diciamocelo subito – era fottutamente troia, di una bellezza consapevole e devastante.
Nonostante la mia giovane età, il suo corpo era una dannazione. Da quando Eleonora aveva preso l’abitudine di venire a far compagnia a mia madre (io ero tornato dall'università per l'estate), avevo cominciato a farmi delle seghe notturne che parevano non finire mai.
La cara Eleonora veniva a bere il caffè indossando shorts di jeans così striminziti che potevo intravedere la criniera scura della sua fica fare capolino ad ogni passo. Era una tortura costante, premeditata.
Verso la fine di luglio, i miei genitori partirono per una lunga vacanza, lasciandomi solo. Finalmente campo libero, ma allo stesso tempo dovevo stare attento a non farmi beccare mentre la spiavo come un lupo affamato.
Una sera, ero nel giardino a prendere il fresco, quando notai un movimento nella villa accanto. Eleonora era in piscina, immersa solo fino al ventre, l’acqua che le bagnava la pelle facendola brillare sotto la luna toscana. Si sporse dal bordo per prendere un bicchiere di vino, e chinandosi a novanta gradi mi regalò una visione completa, impietosa, del suo culo marmoreo. Una porzione di paradiso che mi fece mancare il respiro.
Quello che seguì fu una lenta, esplicita tortura.
Eleonora si tirò su dalla piscina e si sedette sul bordo, con le gambe divaricate, lasciandole penzolare nell’acqua. Era completamente nuda, l'acqua che le colava dal corpo come un sudario bagnato. Con un gesto lento e sensuale, infilò le dita nella sua fica. La guardò, si leccò le dita con voluttà, poi afferrò il seno, strizzando i capezzoli sodi. La vedevo masturbarsi con ferocia, la mano che si muoveva ritmicamente sul ventre. Il suo respiro si fece affannoso. Inarcò la schiena, le labbra si contrassero e venne, un gemito soffocato che percepiva a malapena nel silenzio della campagna. Stavo eiaculando nei miei boxer, il cazzo che pulsava come un tamburo. Presi il telefono e scattai una foto a quell’orgasmo proibito.
Due giorni dopo, Lorenzo (il cornuto) mi invitò a casa loro per aggiustare un vecchio computer. Ci andai con la frenesia e l'urgenza della mia giovane età. Erano le nove e fino alle undici ero ancora lì a smanettare con l'hardware. Lorenzo si scusò e mi disse che sarebbe dovuto uscire per un pranzo di lavoro, ma che sarei rimasto in compagnia di Eleonora. Un regalo divino.
Appena il PC si riavviò, dissi a Eleonora che dovevo andare.
«Ma dai Sandro, rimani, non fare il timido,» mi sussurrò, con quella voce roca che era puro veleno. «Non mi lasciare sola, aspetta che Lorenzo torni. Beviamo qualcosa.»
«Va bene,» risposi io, sentendo il sangue ribollire in ogni parte del corpo.
Tutto procedeva normalmente quando Eleonora mi chiese, con un’espressione languida: «Come si chiama la tua ragazza? Un ragazzo così bello, dovrai pur averne una...»
«Non ho nessuno,» risposi, e lei sorrise, un sorriso che valeva un invito esplicito.
Era vestita solo con una sua camicia di seta, lunga, che le copriva a malapena le cosce. Ad un certo punto si abbassò lentamente per raccogliere un bicchiere caduto ed io vidi il suo culo sodo, impeccabile e senza mutandine, da una prospettiva che mi fece gemere in gola.
«Puoi toccarlo se vuoi,» sussurrò, i suoi occhi verdi che mi trafiggevano con il dominio di una padrona.
Non me lo feci ripetere. Allungai la mano e cominciai a palpare la morbidezza calda e vellutata delle sue natiche. La carne era soda, perfetta.
Lei si sfilò la camicia, lasciandola cadere a terra. Era nuda, magnifica, un’opera d’arte erotica, e mi mise la fica davanti al viso. Era una giungla scura di peli ribelli, e io la toccai, la esplorai con dita tremanti. Sentivo il suo calore, il profumo inebriante.
«Guarda,» disse lei, e la spalancò con le dita, tirando le labbra esterne per esporre la carne rossa e gonfia, il clitoride turgido.
Leccai quella fica che grondava, pesante di umori che sapevano di donna matura e trasgressione. La mia lingua entrava e usciva come un cazzo, veloce e affamato, mentre con le mani le afferravo il culo, spingendo il suo bacino contro il mio viso.
Eleonora infilò la mano nei miei pantaloni e mi strinse il cazzo: «Uhmm, Uhmm, duro, grosso, un bel pezzo,» valutò, con la confidenza di chi aveva visto molto. Con un gesto svelto, mi sbottonò i pantaloni e me lo tirò fuori. Non lo avevo mai visto così in erezione, rigido come un palo di marmo. Lei, con la bocca dischiusa, espose il glande come fosse una caramella proibita.
Si portò un dito alla fica, lo unse per bene, e poi lo strusciò sul mio glande, lasciando una scia umida e calda, un invito liquido.
Poi, senza preavviso, si chinò sulla mia vita e cominciò a farmi un pompino da porno star, la gola profonda e ingorda. Andava su e giù, lentamente, torturando il glande con la punta della lingua, leccando i coglioni con un’attenzione che mi faceva impazzire. All'improvviso, aumentò freneticamente il ritmo e le sborrai in bocca. Un getto denso e bollente che lei ingoiò senza esitazione, gli occhi fissi nei miei, per godere della mia capitolazione.
La sborra le colò da un lato della bocca e lei, con fare esperto, tirò fuori la lingua e la leccò con lentezza, pulendosi, il gesto più osceno e sensuale che avessi mai visto.
Il mio cazzo tornò subito duro. Lei, con un gemito di impazienza, se lo infilò, cavalcandomi come se fossi il suo stallone toscano. Il mio fallo entrava e usciva con violenza, stretto nella sua fica che, pur essendo ampia, mi stringeva ad ogni spinta con una forza inebriante. Sentivo il suo utero.
Venimmo insieme, con un ululato che si perse nelle tende della villa. Eleonora mi promise, con il respiro affannato, i capelli incollati al viso dal sudore, che ci saremmo rivisti molto presto, perché il desiderio tra noi era appena cominciato. E quella, ve lo assicuro, è un'altra lunga e magnifica storia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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